Facebook cresce sempre più, ma presto sarà a pagamento? Non si esclude la possibilità, per alcuni servizi. Parla un esperto: Giuliano Prati
di Eleonora Limiti
Facebook continua ad espandersi nel mondo e raccoglie investimenti anche in Russia. Mark Zuckerberg, fondatore del popolare social network, ha confermato la cifra di 200 milioni di dollari effettuato dalla holding russa Digital Sky Technologies (DTS) per il possesso del 1,96% della Facebook Inc, la società che sta dietro alla più famosa rete sociale del momento. Chi l’avrebbe detto nel 2004, per un progetto nato in sordina e destinato a un gruppo ristretto di studenti universitari? Facebook in questi 5 anni è letteralmente “esploso”, come dimostra anche il recente approdo sul grande schermo. Ma come intende muoversi la società in futuro, quali strategie sono in cantiere? La Fecebookmania è cresciuta non senza polemiche, prima tra tutte quella sulla privacy, temuto rischio del web. Nonostante gli interventi del Garante della privacy, ultimo tra i quali un vademecum con consigli e suggerimenti in materia di social network, non sono certo pochi gli utenti che continuano a segnalare violazioni per i propri dati personali.A preoccupare, poi, sono gli annunciati servizi a pagamento. Come reagiranno quelli che fino ad oggi si sono connessi gratuitamente, senza spendere un solo centesimo per giochi e servizi? Come affronterà Facebook i problemi e le incertezze che gli utenti denunciano? L’abbiamo chiesto a Giuliano Prati, esperto di nuove tecnologie e Web 2.0 che da tempo lavora su progetti di social media marketing su Facebook per la società Intesys di Verona, che si occupa di comunicazione on line, sviluppo di applicazioni per il web e marketing on line.
Facebook è in continua espansione, ma non senza qualche problema. A volte ha sorpeso le persone con messaggi in inglese, lingua non certo parlata e conosciuta da tutti. L’azienda non dovrebbe dotarsi per lo meno di un ufficio nazionale, per rispondere agli inconvenienti di chi lo usa?
Secondo me non è necessario che Facebook si doti un ufficio di assistenza tecnica in Italia, perché basterebbe l’assunzione di collaboratori madrelingua in California. Sugli impiegati dell’azienda, però, c’è un alone di mistero, e non è chiaro il numero di impiegati che Facebook coinvolge. A fine 2008 si parlava di circa 800 persone. Ma anche se un gruppo di queste è dedicato all’assistenza degli utenti, bisogna ricordare che il numero di iscritti è di circa duecento milioni, e quindi il divario tra persone che necessitano di assistenza e coloro che possono darla è veramente enorme. Il problema di fatto non è solo per gli utenti, ma anche per le aziende che desiderano gestire la propria immagine all’interno del social network.In caso di problemi relativi alla violazione della privacy, necessità di supporto o intervento su situazioni particolari, i tempi di risposte non sono rapidi e spesso non si riesce a capire il riferimento da contattare in relazione al problema.Da quello che ho potuto constatare, l’assistenza avviene sempre e solo in lingua inglese, e questa è una limitazione dell’azienda che ancora non si è organizzata per avere personale mulilingue.Sull’account disabilitato, poi, è vero che è un inconveniente seccante, soprattutto se avviene senza una evidente ragione. Ma questo problema deve essere analizzato anche dal punto di vista sociologico: Facebook sta diventando veramente così vitale che un eventuale “disconnessione” causa frustrazione e smarrimento in un soggetto?