martedì 7 luglio 2009

Il giorno dell'addio al Re del Pop

"Se vieni al mondo sapendo di essere amato e lo lasci sapendo la stessa cosa, allora tutto ciò che nel frattempo è accaduto sarà valso la pena" M.J.




E' il giorno dell'addio a Michael Jackson. Sono milioni le persone che si sono mobilitate per seguire in mondovisione il memorial, la celebrazione organizzata allo Staples Center di Los Angeles. La cerimonia pubblica, quella che si sta tenendo ora allo Staples, è stata preceduta da un funerale in forma privata, con i familiari e agli amici più intimi, al cimitero di Forest Lawn, quello delle star di Hollywood.

Ciao Jacko!

venerdì 26 giugno 2009

Ciao Michael




















Il cantante, 50 anni, stroncato da un infarto nella sua residenza di Los Angeles...icona controversa, se ne va comunque un mito!

Ciao Jacko, dovunque sarai non dimerticarti di sorridere...smile



Chi era Jacko

lunedì 15 giugno 2009

Povera Italia

venerdì 29 maggio 2009



Facebook cresce sempre più, ma presto sarà a pagamento? Non si esclude la possibilità, per alcuni servizi. Parla un esperto: Giuliano Prati


di Eleonora Limiti


Facebook continua ad espandersi nel mondo e raccoglie investimenti anche in Russia. Mark Zuckerberg, fondatore del popolare social network, ha confermato la cifra di 200 milioni di dollari effettuato dalla holding russa Digital Sky Technologies (DTS) per il possesso del 1,96% della Facebook Inc, la società che sta dietro alla più famosa rete sociale del momento. Chi l’avrebbe detto nel 2004, per un progetto nato in sordina e destinato a un gruppo ristretto di studenti universitari? Facebook in questi 5 anni è letteralmente “esploso”, come dimostra anche il recente approdo sul grande schermo. Ma come intende muoversi la società in futuro, quali strategie sono in cantiere? La Fecebookmania è cresciuta non senza polemiche, prima tra tutte quella sulla privacy, temuto rischio del web. Nonostante gli interventi del Garante della privacy, ultimo tra i quali un vademecum con consigli e suggerimenti in materia di social network, non sono certo pochi gli utenti che continuano a segnalare violazioni per i propri dati personali.A preoccupare, poi, sono gli annunciati servizi a pagamento. Come reagiranno quelli che fino ad oggi si sono connessi gratuitamente, senza spendere un solo centesimo per giochi e servizi? Come affronterà Facebook i problemi e le incertezze che gli utenti denunciano? L’abbiamo chiesto a Giuliano Prati, esperto di nuove tecnologie e Web 2.0 che da tempo lavora su progetti di social media marketing su Facebook per la società Intesys di Verona, che si occupa di comunicazione on line, sviluppo di applicazioni per il web e marketing on line.


Facebook è in continua espansione, ma non senza qualche problema. A volte ha sorpeso le persone con messaggi in inglese, lingua non certo parlata e conosciuta da tutti. L’azienda non dovrebbe dotarsi per lo meno di un ufficio nazionale, per rispondere agli inconvenienti di chi lo usa?
Secondo me non è necessario che Facebook si doti un ufficio di assistenza tecnica in Italia, perché basterebbe l’assunzione di collaboratori madrelingua in California. Sugli impiegati dell’azienda, però, c’è un alone di mistero, e non è chiaro il numero di impiegati che Facebook coinvolge. A fine 2008 si parlava di circa 800 persone. Ma anche se un gruppo di queste è dedicato all’assistenza degli utenti, bisogna ricordare che il numero di iscritti è di circa duecento milioni, e quindi il divario tra persone che necessitano di assistenza e coloro che possono darla è veramente enorme. Il problema di fatto non è solo per gli utenti, ma anche per le aziende che desiderano gestire la propria immagine all’interno del social network.In caso di problemi relativi alla violazione della privacy, necessità di supporto o intervento su situazioni particolari, i tempi di risposte non sono rapidi e spesso non si riesce a capire il riferimento da contattare in relazione al problema.Da quello che ho potuto constatare, l’assistenza avviene sempre e solo in lingua inglese, e questa è una limitazione dell’azienda che ancora non si è organizzata per avere personale mulilingue.Sull’account disabilitato, poi, è vero che è un inconveniente seccante, soprattutto se avviene senza una evidente ragione. Ma questo problema deve essere analizzato anche dal punto di vista sociologico: Facebook sta diventando veramente così vitale che un eventuale “disconnessione” causa frustrazione e smarrimento in un soggetto?

lunedì 18 maggio 2009

Intervista a Bruno Pellegrini

Gratis o pay? Le notizie sul web si diversificheranno, ma i blogger daranno filo da torcere. Intervista a Bruno Pellegrini, presidente di TheBlogTv. L'informazione ha un prezzo.

Eleonora Limiti

La crisi economica continua a farsi sentire in tutti i settori, soprattutto in quello dell'editoria dove qualcosa sta per cambiare, forse. Per le notizie on line, infatti, l'era del tutto gratis presto potrebbe finire. A poco più di un anno e mezzo dall'annuncio del Wall Street Journal gratuito, Rupert Murdoch ha decretato infatti la fine dei giornali on line gratuiti. Secondo il magnate australiano la stampa può sopravvivere solo facendo pagare le news on line. D'accordo con l'editore del WSJ anche molti altri editori e il direttore del New York Times, Bill Keller. Non è un segreto che in questi ultimi mesi la stampa vive una delle stagioni più travagliate e critiche della sua storia. E gli editori stanno cercando da tempo delle alternative valide per far sopravvivere la qualità delle notizie prodotte. Ma la qualità ha un prezzo anche per le news on line. L'avvento di Internet, del Web 2.0 e della fruizione gratuita delle notizie ha cambiato infatti anche il modo di fare giornalismo, introducendo forme nuove di comunicazione come il citizen journalism o i blog. I lettori abituati a fruire un'infinità di notizie gratuitamente come reagiranno? E le nuove forme di comunicazione potranno scomparire? Lo abbiamo chiesto a Bruno Pellegrini (foto), presidente di TheBlogtv e uno dei maggiori esperti italiani di new media e in particolare di user generated content (sono i contenuti generati dagli utenti).

Da diverso tempo si parla di crisi dell'editoria. E in molti pensano a delle alternative perché le notizie on line vengano pagate dai lettori. Con Internet molte cose sono cambiate. Cosa è cambiato soprattutto con l'arrivo del web 2.0?Con l'avvento del Web 2.0 è cambiato il modello portante dell'editoria. Tutti infatti possono essere editori e pubblicare un blog o scrivere cose rilevanti e interessanti. Il giornale di una volta con i modelli produttivi di una volta non ha più un senso. Oggi vengono prodotte migliaia di notizie e molte di queste provengono da fonti esterne ai giornali, come possono essere i video fatti con il cellulare da un ragazzo qualunque che si trova a riprendere un determinato evento. Ovviamente i redattori di un giornale non sempre riescono a stare sul posto quando si verifica un fatto e così con il web 2.0 molte cose sono cambiate nel modo in cui vengono gestite le notizie. Le quali arrivano con una rapidità eccezionale al lettore, cosa che prima non poteva accadere.
In questi giorni Murdoch ha detto che la stampa può sopravvivere solo facendo pagare le news on line e ha parlato di contenuti editoriali non più gratuiti bensì a pagamento. Finirà secondo lei l'era del tutto gratis soprattutto per le notizie on line?
Se la stampa, i giornali e l'industria editoriale riuscissero ad affermare una superiorità del proprio prodotto rispetto a quello che può fornire un semplice ragazzo per strada è giusto che l'editoria faccia pagare le notizie. Con Internet tutti possono produrre notizie e questo è uno dei motivi che ha portato anche alla crisi dell'editoria. Ora però i giornali on line devono fare delle scelte: possono diventare dei semplici aggregatori di notizie sul territorio, oppure produrre un prodotto che potrebbe trovare modelli alternativi per essere valorizzato come quello proposto da Murdoch. Secondo me, ci saranno sempre notizie che saranno gratis ma altre, come gli approfondimenti, che diventeranno a pagamento. I giornali dovranno capire il valore di una notizia per la quale un utente possa essere disposto a pagare. L'editoria deve interrogarsi proprio sul valore della notizia. In tal modo ci saranno testate che avranno valore da vendere e i lettori lo apprezzeranno. (Continua a leggere)

giovedì 7 maggio 2009

E' Kindle il futuro dell'editoria?
Intanto Murdoch prepara news a pagamento




















Secondo il fondatore di Amazon Jeff Bezos, il futuro dell'editoria si chiama Kindle DX. La versione "deluxe" del lettore digitale per libri prodotto dall'azienda statunitense è stata presentata in questi giorni a New York. E ora la stampa di tutto il mondo si chiede se non potrà essere una risposta almeno parziale alla crisi del settore. Intanto Rupert Murdoch si prepara a sfidare Amazon Kindle con news a pagamento. Il magnate australiano sta pensando infatti di scendere in campo nel mercato degli e-reader. I contenuti editoriali del Wall Street Journal e del New York Post, insieme a quelli delle divisioni cinematografica e Tv di Fox Media, saranno a pagamento, forse potranno essere acquistati tramite un e-reader targato News Corp. L'era del tutto gratis quindi finirà? Vedremo...

giovedì 30 aprile 2009

Al concertone del primo maggio si canta
"Il mondo che vorrei"

"Non vedo un bel clima in giro. La crisi economica e soprattutto le difficoltà per molti di arrivare a fine mese. Ma anche le conquiste di libertà e convivenze civili faticosamente raggiunte negli ultimi decenni, rimesse in discussione, addirittura a rischio di annullamento. Non tira una bella aria e non è certo Il Mondo che Vorrei". Vasco Rossi